La storia 

di Alessandra

Diventare genitori di un bambino prematuro significa diventarlo quando credevi di avere ancora un po’ di tempo.

 

La cameretta deve ancora arrivare, la carrozzina è da completare, le coppette per il reggiseno le prendo in seguito, le tutine andranno bene la taglia 1-3 mesi?, ma forse anche 3-6, magari è bello grosso il mio bambino quando nasce. Per le foto al pancione aspettiamo che cresca un altro po’.

 

E invece una valigia fatta in fretta fa scomparire tutti i progetti e le aspettative e il parto improvviso arriva, eccolo qui. Quei pochi secondi di pura gioia insieme alla paura e subito il distacco. Un papà che piange su una fotografia. Un bambino in terapia intensiva neonatale che potrà vedere la sua mamma solo dopo due giorni dal parto-distacco e per sole 5 ore al giorno: dalle 15 alle 19. Nessuna culla nella sua cameretta a casa. Nessun parente in visita per il bambino. Nemmeno i nonni lo possono vedere. Quelle notti passate in clinica a fianco ad una mamma che si gode e coccola il suo bambino ti fanno sentire ancora più sola con le tue lacrime, che di giorno cerchi di nascondere a tutti, ma che di notte mostri a tuo marito. Il papà è forte e crede nel suo ometto. Il papà che rincuora, che imbocca la mamma dolorante e accarezza il frutto del loro amore un po’ troppo piccolo ma forte più di Batman.

 

Non hai rimpianti. I controlli li hai fatti tutti. Le analisi, le medicine, le vitamine. Questo non mangiarlo, questo non berlo. Eppure è andata così. Poco importa se stai male. Se sei piena di lividi per i prelievi e le flebo. Se la ferita ti fa soffrire. Se hai rischiato qualcosa anche tu. Il pensiero del tuo bambino viene prima di tutto. Diventare genitori di un bambino prematuro significa lasciare la clinica da soli. Porti a casa le tue cose, ma il tuo cuore resta lì.

 

Arrivi a casa sperando che nessuno dei vicini ti chieda nulla, che nessuno si accorga che non hai più il pancione, che poi pancione non è diventato mai. Significa non trovare parenti o confettate. Niente e nessuno. Piegare tutine rimaste lì perché troppo grandi per portarle con te, mettere da parte ciucci ancora confezionati che non ti son serviti e piangere da soli. Non appendere nemmeno il fiocco alla porta perché lui non è tornato con voi.

 

Diventare genitori di un bambino prematuro significa restare col fiato sospeso aspettando di poter finalmente vivere la vita che avevate immaginato. Passare la prima notte piangendo e accarezzando una pancia dolorante e vuota, una pancia che troppo presto ha smesso di scalciare.

 

Pensare al tuo bambino là, a chilometri di distanza, solo in una “campana di vetro”.

 

Ed è solo la prima notte...

 

 

 

 

 

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