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I papà


Quali sono i vissuti di un papà in caso di parto pretermine? Cosa prova vedendo suo figlio per la prima volta dentro un’incubatrice? Alle volte non viene molto considerato lo stato d’animo dei papà, ma nella realtà gli stati emotivi dei primi giorni possono determinare un’intera paternità.

"Dopo sei mesi e mezzo di una gravidanza tranquilla e piena di aspettative, l’imprevedibile è successo nel giro di 4 giorni. Nonostante il tempestivo ricovero di mia moglie, mia figlia ha voluto nascere alla 26°settimana di gestazione. Quando dall’ospedale mi chiamarono non sapevo cosa sarebbe accaduto: un partopretermine era lontanissimo da tutti i miei programmi e previsioni."

Testimonianza di Silvio papà di Giorgia

tratta dalla pubblicazione “Grandi passi per Piccoli Pulcini” di Associazione Pulcino

Può succedere che venga improvvisamente chiamato per un inaspettato malore della compagna eche si ritrovi in sala parto inconsapevole di quello che sta accadendo. Moltissime emozioni, dubbi, incertezze, due degli affetti più cari a lui stanno vivendo un grave momento critico e mai come in quel momento i due ruoli, quello del compagno e quello del papà, sono messi così a dura prova! All’inizio, durante il travaglio o l’intervento per il cesareo, viene coinvolto marginalmente: le notizie gli vengono date in modo veloce e sommario in una situazione molto spesso di grande emergenza, dove la sua partecipazione non può cambiare lo stato delle cose, dove nasce un senso di frustrazione e di impotenza, un’attesa dove i suoi pensieri si affollano e si contrastano in un misto di angoscia, gioia, speranza.Subito dopo il parto, il papà è quello che si trova direttamente coinvolto per primo a seguire il figlio o i figli in un percorso che va dalla sala parto, o dalla sala operatoria di ostetricia, fino al reparto di terapia intensiva neonatale.

Un intenso e breve momento di felicità, ora è padre, ora haun ruolo definito, sta accompagnando suo figlio, tocca l’incubatrice dove stanno trasportando ilsuo bambino, ma non può prenderlo in braccio, non può proteggerlo come vorrebbe, talvolta nonsa nemmeno se sopravviverà . É un passaggio che non dimenticherà mai a prescindere dal reale tragitto che, a seconda degli ospedali, potrebbe essere più o meno lungo, o più o meno articolato. Durante il percorso gli operatori iniziano a parlagli e fornirgli alcune notizie, a chiedere dati e informazioni. In particolar modo, quando il parto pretermine è del tutto inaspettato e avviene incondizioni di emergenza, lo stato emotivo coinvolge e stravolge anche il più razionale degli uomini e, forse, è proprio durante questo tragitto in cui inizia a realizzare ciò che sta realmente succedendo nella sua famiglia.

"Mi sono sentito impreparato, inadeguato. Fino ad allora avevo condiviso con estrema gioia la gravidanza insieme alla famiglia, agli amici, al ginecologo, mi immaginavo la progressiva crescita della mia“principessa” nel grembo di mia moglie. Per fare un’analogia la situazione poteva paragonarsi a quella di ungiocatore di calcio, che per tutto il campionato si stava allenando per la grande partita finale. Non avrei mai immaginato che potesse accadere una cosa simile: “dalla panchina” improvvisamente vengo chiamato in campo per gestire in prima persona una partita decisiva, che si era messa improvvisamente male. La mia squadra, la mia famiglia, mia figlia, mia moglie, mi chiedevano aiuto e mancavano pochi minuti alla fine della partita. Nessuno sapeva consigliarmi sul da farsi, come comportarmi e cosa pensare. Io, come padre, ero del tutto impreparato ad affrontare in prima persona una situazione che normalmente avrebbe visto mia moglie attrice principale e che invece ora indicava me come l’unico punto di riferimento."

Ha appena lasciato la compagna in sala parto o in sala operatoria dopo un cesareo, magari in difficoltà per un parto difficile o peggio ancora in pericolo per le conseguenze dei problemi di salute che l’hanno portata al parto pretermine, vorrebbe stare con lei, darle un supporto, consolarla, rassicurarla, ma deve anche seguire suo figlio, l’incubatrice, i medici e gli operatori sanitari verso un reparto di cui la maggioranza delle persone non conosce nemmeno dell’esistenza: la terapia intensiva neonatale o TIN.Cosa succede ora? Una volta entrato gli vengono impartite le regole base per l’ingresso in una TIN: la vestizione, il meticoloso lavaggio delle mani, l’igiene.

Gli viene chiesto il nome del bimbo…già ilnome, ma era già stato deciso un nome? I medici e gli infermieri sono consapevoli che per il padre questo è un momento molto delicato e molto intenso e, se il personale sanitario è adeguatamente formato, è anche perfettamente in grado di supportare ed accompagnare un papà che, nella maggioranza dei casi, è confuso, che fa difficoltà a rendersi conto della situazione, le cui reazioni individuali sono del tutto soggettive e sono il risultato di un’emergenza a cui non si è stati preparati.

Nella fase successiva, tocca a lui riportare le notizie alla compagna, alla mamma di suo figlio, che non sa ancora nulla della nuova situazione:, come raccontare gli eventi? Come descrivere il loro piccolo? Le foto che ha appena fatto le basteranno o la allarmeranno ancora di più? Come rassicurarla quando dentro di lui non c’è certezza del futuro? Cosa riportarle di tutte le notizie e le informazioni che i medici gli hanno fornito? Notizie ed informazioni che alla fine non sono chiare nemmeno a lui.

"Da un lato c’ero io e dall’altro c’erano mia moglie, completamente debilitata per i due interventi subiti nelgiro di quattro giorni, mia figlia ricoverata dentro una “teca di cristallo”, i miei parenti e amici che nonavevano parole per me, perché anche per loro era una situazione sconosciuta. Non so se coscientemente,ma ho fatto l’unica cosa che potevo fare: resistere e comunicare a mia moglie, a mia figlia, il mio amore eche io ero lì per loro e che tutta la forza, tutte le attenzioni, tutte le parole e tutte le azioni erano per loro."

Non appena la mamma sarà in grado di muoversi, sarà ancora lui che la accompagnerà verso il reparto di terapia intensiva neonatale dove è ricoverato il loro figlio, dovrà sostenerla, darle istruzioni sulle modalità per entrare, rassicurarla, dovrà cercare di rendere il suo primo contatto con il piccolo meno traumatizzante possibile quando forse questa nuova realtà fatta di macchinari, camici, medici ed incertezza è ancora tremendamente difficile da accettare anche per lui.

Dentro soffrivo, ma l’incapacità di trovare al di fuori risposte e appoggio mi hanno fatto cercare le forzedentro di me. Non potevo e sentivo di non dovere piangere. Dovevo assolutamente guardare avanti, stare vicino alla mia principessa, accarezzarla, massaggiarla dolcemente, alimentarla con il gavage, passare la maggior parte del tempo vicino a lei per consolarla del suo dolore: il respiratore prima, i tubi le flebo poi, le luci e i suoni troppo forti. La mia principessa non ha avuto la possibilità di entrare nel mondo accolta dall’abbraccio di sua madre, dal calore del corpo di lei, dalle ninne nanne, dalle luci soffuse, dalle attenzioni che solo una madre sa dare. Tutte queste sensazioni non le sarebbero state più restituite, né a lei né a suamadre. Il tempo magico del primo incontro e dei primi mesi del loro rapporto si sono persi nella “teca di cristallo” mia figlia e nel letto di ospedale mia moglie … Saremo stati in grado di accudire un fragilissimo bimbo di nemmeno due chili? Saremo stati altrettanto bravi come lo è stato lui? Dopo tanto agognare la sua entrata a casa, ci siamo resi conto che non eravamo stati sufficientemente preparati e, d'accordo con i responsabili del reparto, abbiamo fatto ritardare la dimissione di qualche giorno.

Testimonianza di Silvio papà di Giorgia

tratta dalla pubblicazione “Grandi passi per Piccoli Pulcini” di Associazione Pulcino

Ogni genitore, ogni mamma ed ogni papà, vive l’esperienza della nascita prematura del figlio o dei figli secondo la propria personale sensibilità, influenzata dalle proprie aspettative, dal proprio vissuto personale, dalla situazione di quel momento, da quella nascita immaginaria ed immaginata che non solo le mamme, ma anche i papà si prefigurano fin dai primi giorni della gravidanza e molto spesso anche prima.

Quando tutta la situazione cambia improvvisamente ed in modo quasisempre drammatico, le emozioni sfuggono al controllo e ci si trova in un vortice difficile da gestire.In questo contesto non esistono emozioni giuste o emozioni sbagliate di fronte a un evento cosìforte e destabilizzante. Sicuramente riuscire a condividere i propri pensieri e le proprie paure con altri genitori o con operatori del settore aiuta a sentirsi meno soli, a gestire meglio le proprie ansie perché ci si scopre tutti accomunati dalle stesse sensazioni di smarrimento, di angoscia, di impotenza … e non sempre la condivisone passa da un fiume di parole, molte volte anche solo uno sguardo o una mano sulla spalla o l’ascolto delle storie di chi ha già vissuto tutto questo, può dare anche ai papà ancora più forza per affrontare le situazioni difficili, giorno dopo giorno, ora dopo ora.

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