• Dott.ssa Melissa Segato

Nascita pretermine: il difficile ruolo di padre


Pubblichiamo con gioia l’estratto della tesi di laurea di Melissa Segato laureata in Psicologia Clinica presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo dal titolo: Il ruolo del padre nell'accoglienza del figlio nato pretermine. Melissa Segato è nata anch’essa pretermine il 10 dicembre 1989 con un peso di soli 790 grammi!

La nascita di un figlio viene idealizzata e descritta come un evento miracoloso, purtroppo però per un uomo accogliere il proprio bambino prematuro rappresenta un momento delineato da moltissime e gravi imperfezioni, perché nella maggior parte delle nascite pretermine non avviene naturalmente ma per mezzo di un cesareo. In questa tragica situazione il padre non può assistere al parto, non può vedere il figlio subito dopo la nascita: tutto questo può provocare nel neo- genitore sensazioni di stress, disorientamento, alienazione, solitudine.

Un padre prematuro può avvertire nei confronti di un genitore nato a termine un forte sentimento di invidia derivato dal fatto che un genitore a termine può abbracciare, contenere, proteggere il proprio piccolo, essere, in altre parole, come afferma Ackermann, quella “ membrana semi permeabile” che tutela la diade madre-bambino. Inoltre egli non può baciare il proprio figlio perché la propria bocca non è solo portatrice di amore, ma anche una fonte inesauribile di germi e batteri e il contatto tra le labbra del genitore e la fragilità del piccolo può essere causa per il bambino di infezioni e talvolta anche di morte.

Un padre prematuro è un genitore che è diventato padre biologicamente ma non psicologicamente, per questo egli si sente un genitore amputato privato, congelato, ingessato nel grande dono della paternità. A lui non è concesso di fare quel gioco che tutti i genitori fanno delle somiglianze perché un bambino che nasce pretermine è un bambino simile a tutti gli altri bambini, inserito in un ambiente sterile costituito da cannule, tubi, personale medico che ne garantisce la sopravvivenza (Stefania, 2016). Il padre può avere timore di accarezzare il proprio piccolo, che può vedere nell'incubatrice per poche ore al giorno all'interno di un reparto ospedaliero. Ad un padre prematuro non è concesso di essere felice e di desiderare e di immaginare il proprio piccolo nel futuro in altre parole una paternità triste, precaria, fragile come il proprio figlio. Il genitore vive una distruzione del bambino immaginario e deve fare i conti con il figlio reale. Al padre solitamente tocca il compito più duro: quello di andare a parlare con il personale medico e di comunicare alla madre la gravità della situazione; questo può provocare ansia, che può sfociare in insonnia, rabbia, rifiuto del bambino e delle responsabilità genitoriali, che può determinare una crisi di coppia.

Per poter ridurre i livelli di ansia e di stress del padre e della madre, i reparti di Terapia Intensiva Neonatale dovrebbero essere gestiti secondo un modello d’intervento e di supporto integrato (medico-psicologo) che presti attenzione alle relazioni primarie madre/bambino, padre/bambino, favorendo lo sviluppo del legame di attaccamento prenatale e quindi aiutando la maturazione del sistema nervoso centrale del bambino.

Melissa Segato

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