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I bambini prematuri e l'uso del succhietto


Le prime esperienze di suzione si manifestano nel pancione della mamma a partire dalla 11ma-13ma settimana di gestazione e “l’allenamento” continuo è fondamentale dal momento in cui il saper succhiare, che vuol dire sapersi nutrire per sopravvivere, è importante tanto quanto il saper respirare.

Succhiare è dunque un bisogno naturale, un movimento istintivo e ritmato, geneticamente determinato, che raggiunge la sua massima funzionalità dopo la nascita alla 40ma settimana trasformandosi da semplice riflesso, legato all'esercizio del poppare, a un comportamento complesso, carico di valenze affettive ed emozionali.

Per un bambino che nasce prima della 40ma settimana di gestazione, diventa fondamentale poter continuare questo “allenamento” per poter portare a termine quel fisiologico processo di maturazione che lo renderà in grado di eseguire tutte e tre le determinanti funzioni per una sopravvivenza in autonomia: respirare, succhiare, deglutire.

In caso di grave prematurità, il piccolo neonato è alimentato attraverso sondini, non avendo ancora completato la fisiologia atta alla suzione, oltre che non avere letteralmente la forza per farlo. All'interno dell’utero materno il bimbo si mette le dita in bocca, deglutisce il liquido amniotico, fa le prime sperimentazioni di suzioni, il tutto agevolato dalla mancanza di gravità e dal “galleggiamento” nel liquido amniotico.

In mancanza di queste prerogative, la forza di gravità, l’immaturità muscolare e del cavo orale, la funzionalità della lingua, la forza del succhiamento e le particolari condizioni a cui è sottoposto un bimbo all'interno di un’incubatrice, non permettono un completamento fisiologico di quelle che sono le funzioni orali, spontanee per un bimbo nato a termine.

È fondamentale quindi agevolare e offrire al bimbo pretermine tutti gli strumenti per compensare questa momentanea carenza. Stimoli differenti alle strutture orali come stimolazione peri-orale alle guance, labbra, mandibola e stimolazione

intra-orale alle gengive e alla lingua così come la suzione non nutritiva, sono pratiche comuni all'interno delle unità di terapia intensiva neonatale.

L’uso quindi di appositi succhietti studiati specificatamente per i prematuri, piccoli e leggeri per poter essere tenuti anche da bimbi che pesano solo 400 grammi, aventi lo scudo anatomico per non creare fastidi al viso e non interferire con eventuale presenza delle sonde e dei tubicini, diventano un ausilio determinante per un adeguato accompagnamento della suzione che, per queste prime fasi, è ovviamente non nutritiva.

La funzione non nutritiva del succhietto assume un’altra importantissima valenza proprio sotto il profilo clinico perché viene adottata come presidio di supporto nella terapia del dolore.

Purtroppo, per la sua sopravvivenza, un bambino nato pretermine viene sottoposto a oltre 120 manipolazioni dolorose al giorno, dal quotidiano prelievo del sangue dal tallone, ai numerosi interventi,visite di normale, giornaliera e necessaria routine. Perfino un semplice cambio del pannolino può rivelarsi una manovra estremamente invasiva e dolorosa, come evidenziato in recentissimi studi.

Queste prerogative impongono a tutti i reparti di terapia intensiva neonatale delle necessarie e doverose attuazioni della cosiddetta “terapia del dolore” che può alleviare il più possibile lo stress e i traumi dolorosi, estremamente dannosi per il corretto sviluppo neuro-comportamentale del prematuro.

Le strategie non farmacologiche che contribuiscono ad attenuare il dolore sono molteplici, fondamentale elemento è la costante presenza del genitore per un corretto contatto fisico e di contenimento e a seguire tutta una serie di accorgimenti e di protocolli di intervento che prendono in considerazione proprio la percezione del dolore. Uno dei fondamentali ausili per una sua diminuzione è il succhietto che va a colmare quel bisogno naturale, fisiologico e che viene riconosciuto come “meccanismo di pacificazione” capace di coinvolgere significativamente il miglioramento delle funzioni respiratorie e gastrointestinali, di ridurre il consumo di energia, di attenuare lo stress comportamentale e il conseguente pianto e agitazione.

La permanenza in un reparto di terapia intensiva neonatale per un piccolo bimbo che nasce con peso molto basso è lunga, difficile, fatta di momenti di grande speranza e di situazioni drammatiche, quello che i genitori chiamano “montagne russe” e garantire a questa piccola vita le migliori attenzioni per uno sviluppo il più possibile normale ed equiparato e tutti gli altri bambini, è doveroso e necessario.

Recenti evidenze scientifiche dimostrano che l’applicazione della Care e l’attuazione di riconosciute “buone pratiche” all'interno delle TIN, tra le quali rientra l’uso del succhietto specifico, possano favorire la maturazione e il completamento delle funzioni e degli apparati e migliorare in modo significativo l’outcame dello sviluppo sensoriale, neuro-comportamentale, psicologico e relazionale.

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