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Il linguaggio dei neonati


Ogni bambino ha la sua personalità, le proprie caratteristiche, una sensibilità più o meno sviluppata e fin dal primo istante è un individuo diverso da ogni altro, che esprime il suo unico ed individuale approccio alla vita. L’accudimento è anche capacità di comprendere il suo linguaggio, di imparare a individuare la corretta modalità di comunicazione, di trovare la sintonia che lega in modo indissolubile il bambino ai propri genitori e viceversa.

Quando una nascita avviene prematuramente i genitori devono affrontare molte sfide, sia dal lato prettamente clinico -fisico, che dal lato emotivo -psicologico, sfide che possono mettere a dura prova le modalità relazionali con il proprio figlio, la comprensione delle sue esigenze e del suo particolare linguaggio. L’incubatrice, il saturimentro, i monitor e gli strumenti di monitoraggio, limitano la naturale e fisiologia relazione, creando divisioni ed impedimenti, paure ed angosce. Se in una situazione di normalità, tutti i genitori posso aver bisogno di aiuto e di risposte, a maggior ragione in un’emergenza come quella di una nascita prematura.

É necessario sostenere ed accompagnare i genitori, proprio nella comprensione dei segnali di questi piccoli bambini, non ancora completamente competenti nelle loro funzioni vitali (respirare e nutrirsi), per poter comunicare con loro fin dal primo istante di vita, ascoltarli, osservarli, comprenderli, per proiettarsi nel futuro con la consapevolezza che una buona comunicazione è la fonte primaria di un effetto altamente positivo sulla relazione con i propri figli nel corso della loro crescita.

Cogliere l’importanza di una piccola smorfia, di un tremito, di un singhiozzo, di un cambiamento del colore della pelle, sono tutti micro-segnali che quotidianamente creano le fondamenta per un’armoniosa relazione.

Questi micro-segnali vengono poi completati dagli sguardi, dai pianti, dal momento della pappa, dal cambio del pannolino, dal gioco e da tutte le svariate occasioni che rappresentano sia per il bambino che per il genitore, la possibilità di sperimentare le infinite sfumature del contatto reciproco.

Quando il piccolo nato prematuro raggiunge l’età corretta (le 40 settimane), ha già acquisito una notevolissima quantità di informazioni, di stimoli, di contatti, decisamente superiori rispetto ai “suoi coetanei” nati al termine della gravidanza.

Questo fa si che i bambini nati pretermine abbiano una spiccata sensibilità e reattività verso tutto quello che è l’ambiente esterno e nei confronti delle persone. Non si dimentichi che, contrariamente ai neonati a termine, che nei loro primi mesi di vita hanno contatti principalmente con i genitori e con i famigliari stretti, il bambino nato pretermine è costantemente in contatto, toccato, manipolato e curato da tutta una serie di “estranei”: medici, infermieri, fisioterapisti, ecc., per una media quotidiana di circa 6/8 persone diverse. É evidente che per un corretto sviluppo psico-fisico risulta determinante la presenza quotidiana e costante dei propri genitori.

Le prime importantissime comunicazioni avvengono con lo sguardo: quello tra il bimbo e la propria madre è intenso, prolungato, spesso accompagnato da espressioni e smorfie, un lungo, intimo e profondo “colloquio” supportato dal contatto e dalla vicinanza.

Una comunicazione continua che coinvolge tutti e cinque i sensi del bambino: la vista, l’udito, il tatto, il gusto e non da ultimo l’olfatto. In un importante esperimento, testimoniato da un racconto fotografico, evidenzia come un neonato di qualche settimana sia in grado di distinguere perfettamente l’odore della propria madre rispetto all'odore della mamma di un suo coetaneo e non solo lo riconosce, ma ne cerca il contatto e la protezione.

Il ritmo della conversazione è molto importante perché non dovrebbe essere troppo veloce o in modalità automatica e distratta, il bimbo infatti è molto sensibile alle risposte del proprio interlocutore e potrebbe perdere interesse e rivolgere l’attenzione verso altri stimoli.

I contatti che i bambini apprezzano maggiormente nelle prime settimane di

vita, sono quelli che riproducono le loro espressioni facciali. Non a caso per ogni genitore viene istintivo “riflettere” quello che viene espresso dai loro piccoli: tirare fuori la lingua, serrare le labbra, aprire la bocca, riprodurre gli stessi suoni e articolazioni vocali e questa conversazione ha la precisa funzione di aiutare il bambino verso una consapevolezza di sé stesso, come se si vedesse riflesso allo specchio ed acquisisse la cognizione di esistere e che le sue azioni sono reali e condivise.

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