• Silvia Toffano

I nonni



Il 2 ottobre di ogni anno si festeggiano i nonni, componenti indispensabili per tutte le famiglie.


I nonni sono identificati come gli angeli custodi dell’infanzia, da cui ha origine la scelta del giorno degli Angeli Custodi, ma la volontà di festeggiarli vuole riconoscere il loro ruolo indispensabile nella vita sociale e il loro fondamentale aiuto nella vita quotidiana di figli e nipotini. Molto spesso nonno e nonna sono un determinante punto di riferimento sia sotto il profilo esperienziale che affettivo, portatori di amore, comprensione, contenimento, complicità, ma anche di solidarietà ed aiuto economico.

Il “diventare nonni” molto spesso è un evento così emozionante e coinvolgente che potrebbe equipararsi al diventare genitori e del resto, è un rivivere quanto si è vissuto in precedenza con la nascita dei propri figli, figli che stanno diventando genitori a loro volta.



Ma soffermiamoci a capire cosa provano i nonni quando il proprio nipotino nasce prima del tempo. Quali sono le loro emozioni, le loro paure e come potrebbero comportarsi e reagire in questi casi di nascita difficile e ben diversa dalla nascita immaginata?



Si potrebbe affermare che per i nonni il dolore provato è doppio perché sentono e vedono l’angoscia del proprio figlio, vivono anche il dolore e la preoccupazione per la salute del nipotino eper l’inizio così drammatico della sua vita e dell’esperienza genitoriale del figlio.

Nella maggior parte dei casi i nonni non possono vedere il bambino perché non possono entrare in terapia intensiva, fatta eccezione per alcune TIN che permettono le visite anche ai nonni e ai fratellini. Il loro immaginario emotivo passa quindi attraverso le foto fatte dai figli, i racconti dei

“bollettini medici”, i momenti di gioia per il superamento di una grave complicazione, gli sfoghi di pianto o, alle volte il silenzio cupo e preoccupato dei figli, difficile da capire, duro da accettare, evocatore scenari di sofferenza indicibile.


Cinque lunghi mesi in terapia intensiva neonatale e poi quando finalmente ci hanno comunicato che presto sarebbe venuto a casa con noi, ci siamo sentiti improvvisamente inadeguati, incompetenti, impauriti.


Come per i “genitori prematuri”, anche i “nonni prematuri” si ritrovano a vivere un ruolo non ben definito, il ruolo convenzionale che tutti i nonni solitamente ricoprono non ha senso nel momento di un ricovero in terapia intensiva del nipote. A questi nonni è mancata la gioiosa trepidazione in attesa del parto, la felicità della nascita, la visita al nido del reparto maternità, l’individuazione delle somiglianze con mamma e papà, nulla di tutto ciò. Per loro resta spesso il timore per la salute della mamma, l’angoscia di una piccola e fragile vita, una lunga attesa di una qualche telefonata di aggiornamento, la paura di un futuro che non sia fatto di passeggiate al parco mano nella mano col proprio nipotino, ma di controlli ospedalieri, terapie o ben altro, una sospensione di quello che dovrebbe essere la loro funzione che diventa difficile da sostenere soprattutto durante il ricovero del nipotino, ma anche dopo la dimissione, dove le precarie condizioni del neonato, il peso molto basso, le difficoltà generali di accudimento, possono impedire un concreto contatto con il nipotino e un’appagante partecipazione alla felicità dei figli.


Dall'esperienza di noi genitori nasce la definizione di un nuovo ruolo per questi nonni prematuri che possono trasformarsi in Angeli Custodi della famiglia prematura con modalità nuove e diverse da quelle attese ed immaginate, ma altrettanto fondamentali, un supporto silenzioso, efficace, gentile, mai invadente, rispettoso dei tempi e dei sentimenti dei neogenitori, ma di grande aiuto nelle loro necessità. Durante il ricovero del bambino infatti, i genitori sono impegnati all'interno delle TIN con i propri bimbi ed è normale trascurare alcune quotidianità come il fare la spesa, provvedere alle pulizie di casa, accudire i fratellini più grandi, assicurare alla famiglia un pranzo o una cena completa. Ecco che in questo caso i nonni potrebbero provvedere a questo tipo di bisogni in modo discreto, senza interferire nel ménage famigliare, nelle scelte, nei ritmi e

diventando dei meri esecutori o anche anticipatori di bisogni e necessità. I nonni si mettono al fianco dei propri figli, ascoltando e condividendo, intuendo richieste, rispettando scelte e modalità, non solo ma, in accordo con i figli, i nonni potrebbero diventare una sorta di portavoce

nei confronti di tutti gli altri parenti e amici, solitamente e giustamente interessati a conoscere lo stato di salute del piccolo neonato e dei neo-genitori. Molto spesso proprio i neo-genitori non hanno tempo e voglia di rispondere alle telefonate, il caos emotivo in cui sono piombati e le

preoccupazioni potrebbero spegnere la voglia di raccontare ogni giorno come procede la situazione in reparto, ecco che i nonni potrebbero diventare una sorta di segreteria-filtro collegato con il resto del mondo, sempre in accordo coni genitori.



Bruno ed Ida, nonni di Leonardo, nato alla 31esima settimana in modo improvviso con un peso di 1150 gr., sono l’esempio di tanti degli aspetti narrati in questo articolo che vuole essere una possibile chiave di lettura, ma non pretende di essere la verità assoluta. Si sta parlando di

sentimenti fortissimi, di traumi che non si scorderanno mai, di momento delicati e concitati e ogni sensibilità va rispettata.



Ricordo il nonno Bruno che per tutto il lungo tempo del ricovero in TIN si “vantava” di essere l’unico della famiglia ad aver visto il piccolo Leonardo mentre in incubatrice usciva dalla sala parto per andare in terapia intensiva: quei brevi istanti in cui aveva potuto vedere “la testolina grande come un’arancia” erano un patrimonio importante per lui, mentre la nonna Ida si rammaricava allora (e si rammarica ancora adesso dopo 17 anni!) di essere stata con le infermiere in quel momento per chiedere come stava la mamma (che sono io). Durante tutto il periodo del ricovero, il frigo della mia casa si riempiva automaticamente senza che chiedessi nulla: “casualmente” arrivavano i miei

cibi preferiti, contenitori con la cena già pronta, biscotti e cracker in dispensa, la frutta. Era l’unico modo di aiutare e di stare vicino e mi sollevava un po' da incombenze banali, ma così pesanti quando vivi in attesa solo di andare a vedere tuo figlio in reparto. Guardavo in silenzio, ringraziavo a malapena, sommersa da pensieri e preoccupazioni, ma quei piccoli gesti erano un grande aiuto, mi facevano sentire meno sola. Dopo i primi giorni i vari zii e parenti si rivolgevano a loro per avere

informazioni, era importante per me scegliere con chi parlare viste le scarse energie. Le paure erano tante da parte loro … ricordo che davanti a un video di Leonardo che io mostravo entusiasta, loro sono ammutoliti: io lo vedevo bellissimo, loro lo vedevano per la prima volta e non era affatto come il nipotino che tanto avevano immaginato, con tutti quei tubicini nel naso e quei sensori… ed allora per sviare la tensione, via a commentare i piedini che erano uguali a quelli del nonno “Ma guarda, hanno proprio la stessa forma! Sembra impossibile, ma guarda, è proprio vero! L’impronta Toffano!” … piccoli dettagli che sollevano e fanno dimenticare per un attimo paure più grandi. Al rientro a casa non è stato facile per loro guardare quell'esserino di neanche 2 kg, non sapevano nemmeno come prenderlo in braccio, come fosse di vetro fragilissimo e potesse rompersi da un momento all'altro. Il tempo è poi passato, tra una passeggiata e l’altra e tutte le difficoltà del

portare a casa un piccolo molto fragile. Le lacrime sono state tante, alcune le ho viste, altre sicuramente no, ma gli anni son passati e Leonardo è diventato il nipote che resterà sempre il primo nipote, “nato così piccolo che pesava poco più di un pacco di pasta, con la testa grande

come un’arancia …e guarda adesso che grande che è diventato, e bello, ed intelligente e gentile …” ed anche i miei nonni prematuri sono diventati come tutti gli altri nonni che stravedono per i nipoti, ma hanno e avranno sempre anche un’esperienza in più, aver vissuto una vita fragilissima che lotta e si fa spazio per guadagnarsi ogni istante fino a diventare grande.



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