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Come interpretare i segnali del bambino dentro l'incubatrice


Dopo il parto, il primo ingresso nel reparto di terapia intensiva neonatale è sicuramente un momento molto scioccante per la mamma. Non è certo così che aveva immaginato il primo contatto con il suo bambino: nessuna intimità, nessuna carezza, nessun abbraccio, nessun contatto contatto pelle a pelle, solo strumenti, tubi, vetri, sterilizzazioni, monitor, allarmi, persone estranee che si prendono cura del proprio bimbo al posto dei genitori, il tutto in una situazione emotiva di grande preoccupazione ed incertezza.

Molto spesso un parto pretermine è improvviso e soprattutto inaspettato e i neo genitori, che di certo non erano pronti per un evento così traumatico, si trovano a dover far fronte, impreparati ed inconsapevoli, ad una serie di eventi. Oltre all'emergenza, allo shock del parto pretermine, all'ansia delle condizioni di salute della mamma e del bambino, si somma il trauma della prima entrata in un reparto di terapia intensiva neonatale: quasi sempre è il papà il primo genitore che entra in contatto con questo mondo parallelo in quanto solitamente accompagna il bimbo nell'incubatrice nel percorso dalla sala parto alla TIN.

Riuscire a sentirsi genitori in questo contesto diventa difficilissimo e il rapporto che si instaura con il personale sanitario diventa fondamentale proprio per ricollegare quel fisiologico legame che dovrebbe esistere tra figli e genitori. Molti reparti di patologia neonatale formano il loro personale sanitario, con adeguati corsi di aggiornamento e formazione incentrati specificatamente nella cosiddetta Family Centred Care, vale a dire il coinvolgimento dei genitori direttamente nella cura del loro piccolo.

Uno degli aspetti importantissimi per accompagnare i genitori in questo determinante ruolo di caregiver è quello di sostenerli nell'interpretazione dei segnali del bambino all’interno dell’incubatrice, con un coinvolgimento precoce e continuativo che senza alcun dubbio favorisce e consolida la triade, mamma-papà-bambino.

Osservare, interpretare e comprendere i segnali del proprio bambino, anche in condizioni estreme come all'interno di una TIN, infonde nel genitore una tranquillità positiva, un’appropriatezza del proprio ruolo, una maggiore intimità con il figlio, una sicurezza sulle competenze genitoriali, fondamentali per lo stato emotivo dei genitori e del bambino, ma anche importantissime in previsione delle dimissioni e del rientro a casa.

Si parte dal presupposto che ogni bambino reagisce in modo personale alle varie sollecitazioni dell’ambiente della TIN, la luce, il rumore, le stimolazioni sensoriali, le manovre del personale sanitario, possono influenzare in modo diverso i comportamenti dei piccoli bimbi. Resta il fatto che ogni neonato è un grado di esprimere i propri bisogni attraverso alcuni segnali che in linea di massima sono comuni a tutti.

Si possono distinguere con una certa sicurezza i segnali di stabilità da quelli di instabilità, notando che il piccolo si sente bene quando il colorito è roseo, il respiro è regolare, il battito del cuore è nella norma, mentre quando si osservano tremori, soprassalti, piccoli scatti, in generale definiti come “startle”, singhiozzo, rigurgito, cambiamenti del colore cutaneo, appare evidente che sussistono dei disagi, della sofferenza, dell’instabilità. Nulla che debba allarmare il genitore, ma con questi presupposti è bene non sottoporlo ad altre stimolazioni, ma contenerlo e lasciarlo riposare, magari mantenendo stabili e ferme le mani calde sulla testina e sul sederino, evitando sfregamenti e picchiettamenti.

Quando si manifestano evidenti estensioni delle gambe o delle braccia, l’apertura a ventaglio delle dita, l’inarcamento della schiena, contorsioni e smorfie, bocca aperta, espressione del volto affaticata, il bimbo sta manifestando grande stress e potrebbe rivelarsi utile cercare di accompagnarlo verso una posizione flessa e raccolta, contenendolo nel suo nido o avvolgendolo in un morbido telino.

Queste, come quella del wrapping, sono operazioni che vengono proposte e guidate per le prime volte, dal personale sanitario, che darà specifiche indicazioni su come parlargli con voce sussurrata, evitare di toccarlo troppo e in particolare quando si tratta di un gravissimo pretermine, evitare di interagire con lui parlandogli e toccandolo contemporaneamente. Compatibilmente con l’ambiente circostante e con le specifiche necessità, potrebbe rivelarsi utile cercare di avere meno rumori e meno luce coprendo il più possibile l’incubatrice, controllare che indossi un morbido cappellino e delle scarpine, che possa “aggrapparsi” al dito della mamma o del papà o a un piccolo oggetto morbido, come un fazzoletto che magari abbia avuto l’imprinting dell’odore della mamma.

Quando il bimbo riesce ad avere una certa mobilità propria, solitamente non prima delle 34 settimane, riesce a fermare il proprio corpo, ad assumere la posizione flessa, cosiddetta fetale, con le braccia e le gambe piegate verso il corpicino, a muoversi in modo armonioso portandosi le mani alla bocca, a distendere il viso e a sorridere. Questi sono tutti segnali di tranquillità e stabilità e se il bimbo è sveglio, apre bene gli occhi, ha un sguardo attento, è il momento ideale per interagire con lui, guardandolo intensamente, parlandogli, chiamandolo per nome, cantando canzoncine, accarezzandolo, proponendo giochi di voce e di tocco insieme.

Anche i segnali delle varie tipologie di sonno e di veglia sono molto importanti e rivelatori degli stati fisiologici ed emotivi del bambino. I genitori posso aiutarlo nel percorso di crescita proprio intervenendo, variando ed adeguando le loro proposte sulla base delle osservazioni. Uno dei suggerimenti più importanti che gli operatori sanitari daranno fin dai primi momenti, è quello di non disturbare il sonno perché è un momento estremamente importante per la maturazione cerebrale.

Negli stati di veglia si può rivelare una sovreccitazione con gli occhi spalancati sintomo di disagio o di paura. In questo caso è necessario fermarsi nell'iterazione, fare una pausa e non impegnarlo con lo sguardo. Stesse regole valgono anche quando mantiene a fatica gli occhi aperti, lo sguardo non è attento e deviato e produce molte smorfie, vuol dire che ha bisogno di riposare e di recuperare energie. Quando è molto agitato, piange forte o anche se con suono debole e vagiti flebili, vuol dire che ha bisogno di contenimento e di essere avvolto nel wrapping, tenerlo vicino al proprio corpo, coccolarlo o meglio ancora metterlo a contatto pelle a pelle con la marsupio, potrebbe rivelarsi la soluzione ottimale.

Questo processo di conoscenza reciproca consolida lo stato psico-fisico sia del bambino che dei genitori e anche quando possono sussistere delle complicazioni o degli esiti negativi, il gruppo famigliare diventa resiliente, mamma e papà si sostengono e, se adeguatamente supportati dal personale di reparto, hanno maggiori possibilità di superare i momenti difficili.

Per maggiori informazioni esiste una pubblicazione, unica nel suo genere, intitolata “Il neonato ci parla” Guida allo sviluppo in Terapia Intensiva Neonatale, redatta da un’equipe di fisioterapiste, psicologhe, infermiere neonatali e patrocinata dalla SIN Società Italiana di Neonatologia, dall’Aifi Associazione Italiana Fisioterapisti. questo importante libretto è reperibile al sito di Vivere Onlus il Coordinamento Nazionale delle Associazioni per la Neonatologia.

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