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  • Immagine del redattoreDott.ssa Beatrice Stocco Neuropsicomotricista

Fra corpo e mente in terapia intensiva neonatale



Cosa ci fa un neuropsicomotricista in terapia intensiva neonatale?


Ma ancor prima, chi è un neuropsicomotricista?


Si tratta di una figura professionale formata esclusivamente per la valutazione ed il trattamento del bambino. Alla luce di questo però risulta fondamentale considerare come le mansioni svolte non possano ricadere in modo esclusivo sul bambino stesso ma richiedano e necessitino di un coinvolgimento stretto della famiglia. La premessa con cui ci approcciamo a conoscere il ruolo del terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (TNPEE) all’interno del reparto di terapia intensiva quindi è proprio questo: considerare lo sviluppo e la crescita come processi possibile solo all’interno della relazione umana.


Ecco che fatta un po’ di chiarezza rispetto all’identità del neuropsicomotricista risulta ora più semplice ed immediato addentrarsi nelle mansioni del TNPEE in terapia intensiva neonatale (TIN).





Prima di addentrarci però nell’esplorazione del ruolo del TNPEE è bene conoscere la TIN. Il reparto di terapia intensiva neonatale si colloca in uno spazio e tempo propri, accessibili solo a tre categorie di persone: in primis, certo, i neonati, in secondo luogo i genitori, ed infine il personale sanitario. Solo i regolari appartenenti a queste categorie hanno accesso alla bolla della TIN, fatta di tempo e spazio propri, scandita a ritmo di BIP di monitor, fatta di tubicini che entrano in narici piccole piccole, di mani di mamma che non sempre hanno la forza, il coraggio, la capacità di toccare i propri cuccioli, di padri che si addossano la responsabilità di intermediare le comunicazioni fra lì e la sala parto. Ma la TIN è fatta anche di respiri irregolari, di pianti, di ritmi cardiaci alterati di neonati… e adulti, che siano genitori o professionisti.


Definito in qualche modo quello che è lo spazio TIN, possiamo finalmente rispondere alla domanda con cui l’articolo si avvia…Quindi, cosa fa un TNPEE IN TIN?


Innanzitutto offre le proprie competenze di osservazione. L’osservazione neuropsicomotoria infatti rappresenta una delle competenze prioritarie del TNPEE, e si realizza in TIN attraverso procedure dirette ed indirette, finalizzate a raccogliere informazioni sullo sviluppo del neonato al fine di delinearne un profilo nelle aree neurocomportamentale, motoria ed affettivo – relazionale. Il metodo osservativo con cui il TNPEE si approccia alla TIN, garantisce la possibilità di collezionare informazioni e dati sullo sviluppo anche attraverso la sola presenza in occasione di manovre di assistenza e cura prestate da medici ed infermieri.





Le informazioni raccolte risulteranno preziose per i colleghi sanitari, medici e infermieri, che potranno promuovere una più attenta regolazione delle proprie modalità interattive sulla base delle caratteristiche e delle esigenze relazionali ed affettive del neonato. Ma ancor di più saranno preziose per i genitori, fungendo da sguardo prestato per poter vedere ciò che la sofferenza, la precarietà e il timore talvolta impedisce di vedere.


Oltre a prestare uno sguardo per esplorare panoramiche di sviluppo nuove, che mettano in luce la raggiunta capacità di consolarsi, piuttosto che l’emozionante abilità di fissare lo sguardo dell’interlocutore e orientarsi verso la voce della madre, il neuropsicomotricista offre le proprie competenze di prevenzione in condizioni di rischio neuroevolutivo.


In questo senso, prendendo le mosse dall’osservazione puntuale e tecnica dello sviluppo, il TNPEE condivide con i genitori strategie e modalità di gestione utili a contenere le condizioni di rischio e funzionali, a promuovere lo sviluppo, valorizzando il contributo del neonato e della famiglia stessa.


Ecco quindi come divenga spontaneo comprendere la possibilità del TNPEE di interporsi fra il sistema famiglia appena nato e il sistema ospedaliero a cui appartiene con un connotato di tipo abilitativo e riabilitativo.


Essere TNPEE in TIN significa esprimere il proprio saper fare attraverso il corpo del bambino, mezzo attraverso cui poter offrire cura, assistenza e contenimento, e garantire il proprio saper essere nello scambio relazionale con i genitori, garantendo uno spazio al pensiero ed alla presenza di emozioni e affetti squisitamente umani.

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