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Prevenire l’iperstimolazione del neonato pretermine







Il punto di vista della pedagogista

Dott. ssa Cinzia Caltabiano


 


La stimolazione del neonato, soprattutto dei neonati prematuri, è un tema di grande importanza nella cura neonatale. Questi bambini hanno ritmi di crescita e sviluppo diversi rispetto ai bambini nati a termine, ed è importante fornire loro la giusta quantità di stimolazione per favorire il loro sviluppo.


Quando i genitori rientrano a casa con il loro bambino, possono sentire il desiderio di "recuperare il tempo perduto" e di fornirgli quindi una maggiore quantità di stimolazione, in modo da aiutarlo a raggiungere i traguardi di sviluppo previsti per un neonato a termine. Ciò però può portare ad un ulteriore stress per il bambino, il quale potrebbe iniziare ad avere problemi con il sonno e l’alimentazione.


La sovra-stimolazione può causare un'eccessiva produzione di adrenalina, che aumenta la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e la tensione muscolare, il che può rendere difficile per il bambino rilassarsi e dormire. Questo può indurre sonno interrotto, agitato e di scarsa qualità con un influsso sulla salute e sul benessere del bambino e dei genitori.


Un’eccessiva stimolazione si ripercuote anche sull’alimentazione infatti possono insorgere difficoltà a concentrarsi sul cibo e sulla nutrizione in generale il che può influire sulla sua capacità di mangiare adeguatamente.


Appare evidente come sia importante dunque rispettare il ritmo del bambino e fornire una stimolazione adeguata e graduale, senza forzare le tappe di crescita.


In generale, la stimolazione adeguata per i neonati pretermine comprende un tocco gentile, il contatto pelle a pelle con il caregiver, il suono bianco e la luce naturale, così come il riposo e il sonno adeguati, momenti di consolidamento delle competenze acquisite.


I genitori assumono dunque un ruolo importante nel monitorare attentamente la risposta del bambino alla stimolazione e adattare la quantità e l’intensità delle attività in base alle esigenze individuali del bimbo. Questo principio vale anche per i bimbi nati a termine in una situazione perinatale di “normalità” perché ogni bimbo va accompagnato e stimolato nella crescita nel rispetto attento delle sue caratteristiche personali e della sua unicità come individuo.






Il punto di vista della neuropsicomotricista

Dott.ssa Beatrice Stocco


 




Ognuno di noi riconosce come la nascita di un bambino rappresenti un’occasione di cambiamento del proprio percorso personale. È il momento in cui si assiste e si affronta lo stravolgimento della propria vita, in cui l’ambivalenza di sentimento e pensieri ci accompagna, fra amore immisurabile e timore, stanchezza, resa. Ancor più si può comprendere come la nascita pretermine catalizzi ed enfatizzi tutto ciò, in particolar modo quando sia seguita da un lungo e complesso ricovero in TIN.


Superata la fase iniziale post dimissione fatta di conoscenza reciproca ed istituzione dei propri personalissimi modi di essere madre, padre, figlio ed insieme famiglia, arriva il tempo della…abilitazione. La differenza tra l’età corretta, collegata allo sviluppo fisiologico del nostro bambino, e l’età cronologica che è comunque parte della storia della nuova famiglia, porta molto spesso i genitori ad attivarsi con particolare “energia” per aiutare il bimbo a colmare quanto prima quella differenza temporale. Questa può essere definita una fase di riscatto, di desiderio (o bisogno) di recuperare il tempo trascorso in TIN, un atteggiamento comprensibile dato il vissuto dei genitori, ma che va gestito con i giusti criteri.


“Cosa è meglio fargli fare a questa età?”, “Cosa dovrebbe saper fare? Come dovrebbe muoversi/vedere/mangiare?”, “… per quanto tempo al giorno gli faccio fare tummy time?“ (letterale: tempo del pancino, una serie di esercizi a pancia in giù che servono per rafforzare i muscoli del collo, della schiena …) queste sono le domande più frequenti che ci vengono poste durante le consulenze sullo sviluppo.


Il primo passo fondamentale è rassicurare i genitori sul fatto che lo sviluppo non conosce tappe fisse. Lo sviluppo si organizza a partire dalle caratteristiche individuali di ogni singolo bambino che ha il diritto di essere valorizzato ed accompagnato nell’esprimersi, nel totale rispetto dei suoi ritmi e dei suoi tempi. E’ bene quindi diffidare da indicazioni standard che diano istruzioni precise e categoriche del tipo “almeno dieci minuti al giorno a pancia sotto; a sei mesi deve stare seduto” proprio perché non tengono conto dell’unicità del bambino.


Ecco i criteri più importanti per attuare delle attività abilitative calibrate ed efficaci:



SOSTENIBILITÀ

 

Qualsiasi attività va attuata se è ritenuta sostenibile per i genitori e per il bambino sia per la tipologia che per frequenza e intensità delle proposte di tipo abilitativo. Creare una ROUTINE, cioè ritmi prevedibili nelle esperienze abilitative permette al bambino di regolarsi ed adeguarsi piano piano al susseguirsi delle attività, che siano motorie, cognitive o di tipo interattivo. Continui cambiamenti nelle attività comportano invece un riadattamento continuo che può risultare faticoso.



ADATTABILITÀ

 

l’esperienza abilitativa deve diventare un momento di serenità e rilassamento sia per il bambino che per i genitori, un’opportunità che si adatta in modo fluido alle esigenze e necessità di entrambi e non un compito, una proposta piacevole ed equilibrata e non una richiesta rigida e rigorosa.



RECIPROCITÀ

 

l’ascolto ed il riposo intermittente calibrato sull’osservazione costante e reciproca rendono l’esperienza un momento di piacevolezza, serenità e quiete, un momento di scambio e interazione. Lo sviluppo non è una staffetta a tappe, ma un percorso nel quale gli apprendimenti più sostanziosi ed efficaci si strutturano attorno alla sperimentazione di esperienze piacevoli, indipendentemente da quanto esse durino e quanto operativamente impeccabili esse siano.



Il piacere sperimentato nello scambio interattivo in un contesto stimolante dal punto di vista visivo, motorio, cognitivo e relazionale sarà il primo e più importante promotore dell’apprendimento, garantendo un buon grado di coinvolgimento, di attenzione e di “motivazione”.

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