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  • Dott.ssa Beatrice Stocco Neuropsicomotricista

(R)Esistere le relazioni che ci fanno nascere


Ogni giorno, nella terapia intensiva neonatale dove lavoro, incontro mamme, papà e neonati. Ogni giorno donne, uomini e neonati. Ogni giorno esseri umani.


Mi chiedo che incontri vivano, a loro volta, le famiglie e i loro bambini e fermandomi a riflettere su ciò, realizzo quanto sia una esigenza prioritaria poter incontrare esseri umani ancor prima che medici, infermieri o terapeuti.


Lo spazio – tempo della TIN (terapia intensiva neonatale) appartiene ad una dimensione che solo chi ha vissuto può accedere, una dimensione che permea la famiglia nella sua integrità e che vive spazi determinati dalle stanze “per la sopravvivenza” da passaggi di corridoi e tempi dettati dalla successione delle cure, dalle procedure di igiene e vestizione, da ritmi sanciti da led e bip di monitor e presidi. I bisogni di ognuno cambiano repentinamente e accordare il proprio essere nel proprio fare diventa un’impresa ingombrante.


Ecco che essere donna e fare la mamma, ma farlo a distanza, separati da un’incubatrice o da chissà quale presidio indispensabile per garantire al proprio bambino la vita, diviene complesso. Coniugare la propria identità, rinnovata e ampliata dall’arrivo – precoce - del proprio bambino, con il proprio fare, impedito nella sua libera espressione dalle esigenze di cure intensive, diviene motivo di smarrimento, talvolta frustrazione, addirittura di allontanamento.


Ognuna di queste emozioni e reazioni risultano lecite ed è dovere dei professionisti legittimarle, promuovendone l’espressione in modo costruttivo e funzionale. Perché a fronte di uno stesso dolore si possono instaurare processi di tipo distruttivo o, al contrario, costruttivo. Il dolore della lontananza, del senso di inadempienza rispetto al proprio ruolo di grembo materno sicuro e accogliente, la sofferenza data dalla precarietà e dall’incertezza di un vivere un eterno momento presente fatto di suoni sordi di saturimetri, led lampeggianti di monitor, rigide muraglie di plastica trasparente, rigorosamente sterile, è legittimo.


Questo stesso dolore caotico e dispersivo, in grado di lacerare i pensieri e gli affetti, può essere condotto e può esserne convertita l’energia, per divenire promotore di crescita e consapevolezza. È possibile convertire l’identità del dolore, promuovendo l’espressione di un dolore costruttivo, che aiuti e supporti a costruire abilità, strategie di esistenza e resistenza, consapevolezze preziose. La conversione, all’apparenza magica e quasi surreale, non conosce principi attivi né presidi medici: può essere perseguita esclusivamente attraverso l’incontro squisitamente umano.


È per questo motivo che sostengo con entusiasmo e ardore la convinzione che per poter permettere ai neonati ed alle loro famiglie di esistere si debba poter loro garantire dapprima la nostra umanità, e quindi la nostra competenza e professionalità.


Si esiste nella condizione in cui una relazione ci permetta di sentirci esistere. La relazione di scambio autentico, fatta di accoglienza e presenza umana, di ascolto e reciprocità rappresenta un elemento di cura al pari di tutti gli altri utilizzati per garantire al neonato la resistenza, la vita.


Alla luce di questa consapevolezza possiamo considerare che il genitore rappresenti il principio attivo prioritario da poter fornire al proprio bambino, prima di qualsiasi altro. Perché è nel genitore che risiede il principio della vita stessa di quel neonato e nel suo essere attivo la possibilità di avanzare nello sviluppo di una resistenza che possa divenire esistenza.


Le cure fornite dalla vicinanza del genitore rappresentano l’elemento di resistenza su cui il neonato costruisce, attimo per attimo, respiro dopo respiro, la propria esistenza.


Un neonato resiste grazie a farmaci, terapie e strumenti medici indispensabili. Un neonato esiste quando venga riconosciuto come essere umano. Una famiglia nasce quando esistano una mamma ed un papà, riconosciuto, incontrati e accolti come esseri umani, da altri esseri umani. In questo spazio tempo tutto particolare questi esseri umani sono spesso vestiti di bianco, molte volte usano parole difficili, hanno a disposizione poco tempo per ciascun bimbo, ma non esauriscono la propria dimensione del proprio fare i medici, gli infermieri, i terapeuti, perché esistono e sono. Sono esseri umani in grado di far resistere ed esistere.

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