IL TNPEE IN TIN
- Valentina Russo
- 26 minuti fa
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La terapia intensiva neonatale rappresenta un contesto estremamente complesso e delicato, in cui neonati prematuri o affetti da condizioni critiche ricevono cure mediche avanzate e altamente specializzate. Accanto agli interventi salvavita e alla gestione delle condizioni cliniche è fondamentale porre attenzione allo sviluppo neuropsicomotorio dei neonati per ridurre il rischio di difficoltà nello sviluppo cognitivo, motorio e relazionale che potrebbero manifestarsi successivamente nel corso della vita.
E’ qui che entra in gioco la figura del terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (TNPEE), un professionista formato per osservare, valutare e intervenire nei processi di sviluppo adottando un approccio globale centrato sulla cura diretta del neonato, sul sostegno e sulla relazione con i genitori, e sulla collaborazione con l’équipe multidisciplinare presente in reparto (medici, infermieri, psicologi, ecc.).
La ricerca ha messo in luce, negli anni, la differenza che la presenza di questa figura professionale può fare sugli outcome complessivi del neonato ricoverato in TIN. Un intervento precoce e mirato è fondamentale per assicurare un maggior benessere del bambino, una più specifica attenzione agli aspetti neuropsicomotori e relazionali oltre che un coinvolgimento più attivo dei genitori nel processo di cura e relazione del proprio bambino, riducendo quella sensazione di impotenza, ansia e senso di colpa che spesso li caratterizza.
I genitori rappresentano una risorsa insostituibile per il benessere del neonato e il loro coinvolgimento è fondamentale per favorire l’instaurarsi di un legame affettivo e migliorare lo sviluppo neuropsicomotorio del bambino.
Oltre a una valutazione neurocomportamentale, che comprende l’osservazione di eventuali segnali di difficoltà del bambino, come anomalie nei riflessi primari, presenza di torcicolli, plagiocefalie o piedi torti, il neuropsicomotricista utilizza tecniche mirate per promuovere la neuroplasticità e supportare la maturazione del sistema nervoso centrale, come il contenimento (nido), il posizionamento adeguato e la stimolazione sensoriale. Il nido favorisce una posizione flessa, che è quella fisiologica ed essenziale per un buon sviluppo motorio e riduce inoltre lo stress. Cambiare spesso il posizionamento del bambino è importante per evitare appiattimenti del cranio e permettere uno sviluppo armonico degli organi e delle strutture. L’intervento sensoriale promuove il benessere e lo sviluppo psico-fisico del bambino, ad esempio attraverso il tocco fermo, una pratica che consente al bambino di sentirsi, autoregolarsi e percepire l’odore del caregiver (se è lui ad effettuarlo), e inoltre è più tollerato rispetto alle carezze leggere.

E’ fondamentale che l’équipe della TIN capisca e riconosca la figura del neuropsicomotricista, collaborando nel seguire le indicazioni sulla care, come minimizzare lo stress ambientale, (luci intense, rumori forti, temperature non adeguate) per non alterare lo sviluppo cerebrale e clusterizzando (raggruppando) gli interventi di routine quotidiana, ponendo attenzione al contenimento e alla postura del neonato, per simulare un ambiente più protetto e simile al grembo materno e ridurre i movimenti non coordinati e scattosi del prematuro. La manipolazione deve essere delicata per evitare stress e traumi dovuti a movimenti bruschi e cambi di posizione. La protezione del sonno è un altro elemento cruciale per lo sviluppo neuropsicomotorio e la maturazione cerebrale. Garantire cicli sonno-veglia regolari è essenziale, evitare di interromperlo se non strettamente necessario, facendo anche attenzione agli stimoli sensoriali esterni. Quest’ultimo punto ci riporta all’importanza dell’attenzione delle condizioni ambientali, l’esposizione controllata a stimoli visivi, tattili e sonori, il tutto per ridurre al minimo lo stress e il dolore del neonato, migliorare l’adattamento all’ambiente extrauterino e ottimizzare le sue opportunità di sviluppo.
Anche dopo la dimissione è fondamentale garantire una continuità delle cure, con il follow-up, per un monitoraggio regolare dello sviluppo fisico, cognitivo e motorio, volto ad individuare precocemente eventuali segnali di rischio e implementare interventi abilitativi mirati.
Il neuropsicomotricista in TIN diventa un punto di riferimento per i genitori per comprendere i segnali del loro neonato, che spesso sono meno chiari rispetto a quelli di uno a termine, e a ricevere formazione sulle pratiche di caregiving più adatte a un bambino prematuro, con un approccio empatico e non giudicante. Questo sistema, base del metodo NIDCAP e del Family Centered Care, si fonda sull’idea che ogni neonato possiede un ritmo e un modo di adattarsi all’ambiente extrauterino unico e che le sue reazioni siano una guida fondamentale per la definizione di interventi mirati e rispettosi. Tecniche come il contatto pelle a pelle, il massaggio neonatale e la partecipazione attiva alle routine di cura del bambino rafforzano il legame affettivo e dimostrano benefici diretti sullo sviluppo del neonato.
Il contatto pelle a pelle aiuta a instaurare un legame con il genitore e un attaccamento sicuro, stabilizza la temperatura corporea del neonato, ne migliora la termoregolazione, la frequenza cardiaca, la respirazione e ha un impatto positivo sulla regolazione emotiva e comportamentale del bambino. Questa posizione favorisce inoltre il rilascio di endorfine e altri ormoni legati al benessere, riducendo così la percezione del dolore durante le procedure invasive.

L’allattamento al seno è altamente raccomandato, non appena il bambino sarà pronto, per incrementare il legame materno attraverso il contatto e l’odore del seno, oltre che per offrire un nutrimento essenziale che supporti il sistema immunitario del bambino. Il supporto alla famiglia continua poi, come già detto prima, anche dopo la dimissione durante il percorso di follow-up, dove il TNPEE fornisce indicazioni personallizzate per monitorare lo sviluppo del bambino, costruendo una relazione solida e di fiducia con i genitori e accogliendo i loro dubbi. Fornire, inoltre, consulenze psicologiche dedicate, spazi per incontri con altre famiglie che vivono situazioni simili e strumenti per affrontare le sfide emotive quotidiane può fare la differenza. Sentirsi parte di una comunità e poter condividere le proprie esperienze crea un senso di appartenenza che allevia l’isolamento e favorisce il benessere emotivo.
In ultimo, il TNPEE in TIN collabora con l’intera équipe, condivide osservazioni e aiuta nella gestione della transizione dall’ospedale al domicilio, in particolare interloquendo con i pediatri e i servizi territoriali per garantire la continuità assistenziale. I monitoraggi continui dei progressi del neonato forniscono agli operatori sanitari informazioni precise che li aiutano a orientare le scelte terapeutiche, i caregiver sono così maggiormente consapevoli delle decisioni relative alle cure del loro bambino.
Una collaborazione efficace tra i diversi professionisti coinvolti è fondamentale per promuovere lo sviluppo globale del neonato prematuro e garantire una migliore qualità della vita per lui e la sua famiglia. In Italia vi sono ancora molti reparti di terapia intensiva neonatale in cui non è presente la figura del TNPEE, è quindi fondamentale continuare a sensibilizzare la comunità sulla conoscenza e sull’importanza di questa figura in reparto.

















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