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  • Silvia Toffano

La melodia di un reparto di terapia intensiva neonatale




“Una melodia … una strana orchestra dove ognuno suona il suo strumento e ci si impegna, ognuno per la sua parte, ad andare oltre la confusione iniziale, ad ascoltare l’altro, a costruire armonia, ad andare a tempo, a creare passo dopo passo una musica nuova che sia forte e suadente, che prenda il suo posto nel mondo… “


Con queste parole una neonatologa, nella sua relazione in un importane convegno di neonatologia, ha voluto definire ciò che accade in terapia intensiva neonatale davanti a una platea di medici, operatori, genitori. Sicuramente una prospettiva nuova che, come mamma, mi ha lasciato sbalordita di primo acchito perché il mio ricordo della TIN sono rumori: il suono dei monitor, fastidioso se costante, angosciante se si abbassava o si alzava di frequenza, i cicalini di vario tipo, quei rumori che ti restano nei ricordi ed emergono quando meno te lo aspetti col loro bagaglio di smarrimento e panico.


Definire la crescita di un prematuro in una TIN come una “melodia dove ognuno suona il suo strumento” è sicuramente un’immagine inusuale che cambia completamente la prospettiva. Molto spesso anche nel mondo social i nostri bimbi vengono definiti “guerrieri”, un termine che non ci è mai risuonato dentro con piacere, un termine che non abbiamo mai usato: evoca battaglia, denti stretti, fatica, sudore, evoca sconfitta, evoca la possibilità di perdere, ci fa stare sulla difensiva, guardinghi, preoccupati.


All’immagine di lotta strenua e accanita preferiamo l’immagine di un’armonia da ritrovare, di una confusione, quella della nascita prematura, a cui piano piano cerchiamo tutti insieme di dare ordine. Ogni giorno un po' di ordine in più, con la fiducia che l’armonia che come genitori portiamo nel cuore, così ingiustamente interrotta, possa ricostruirsi coi nostri gesti delicati, le nostre parole sussurrate, la nostra presenza amorevole, le azioni di cura degli operatori, giorno dopo giorno.


Il direttore d’orchestra è lui, il nostro piccolino, è lui che dà il ritmo, è a lui che guardano gli operatori nel decidere le cure, è lui che passa allo spartito successivo, al progresso successivo, ed è guardando lui che troviamo dentro di noi la forza e l’amore per continuare ogni giorno a creare quella melodia che ci permetterà di portarlo nella nostra casa per iniziare a suonare la musica della nostra famiglia. E se un giorno uno strumento suona male, se stona, se sbaglia ritmo, con dolcezza cerchiamo di recuperare insieme quel passaggio, tornando amorevolmente indietro per sintonizzarci e riprovare a trovare il suono giusto, il tocco adeguato oltre le barriere che pone il ricovero.


Io, genitore, senza scudo in mano ed evocazioni di battaglia e morte, ma con l'armonia nel cuore da trasmettere.


Una melodia, che va ovviamente accordata con tutti gli operatori sanitari della TIN che si rendono consapevoli dell’importanza del loro operato e del loro interagire con noi genitori. Una melodia da creare una nota dopo l’altra, accordando passo dopo passo tutti gli strumenti, accettando di stonare ogni tanto per riprovare di nuovo a creare affiatamento, armonia, coralità. Ci piace vedere così la crescita di un piccolo prematuro in TIN, dar vita a un concerto basato sulla consapevolezza del riconoscimento reciproco delle difficoltà che tutti gli “orchestrali” possono incontrare. Soprattutto nei momenti più difficili.


Riteniamo importantissimo guardare negli occhi questi piccolissimi, sentire e ascoltare le loro vibrazioni i loro suoni ed insieme accordarci a loro, alle loro esigenze, al loro ritmo, cercando in ogni momento consonanza, equilibrio e negli inevitabili momenti di disarmonia, non è nella lotta strenua che vogliamo cercare la forza, ma nell’armonia di quel rapporto che in ogni istante e con ogni modo stiamo ricostruendo, noi col nostro bambino, insieme agli operatori, un concerto d’Amore e di Fiducia.

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